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Il Cambiamento come Sconfitta

Creato Giovedì, 12 Maggio 2011 13:23 Data pubblicazione Visite: 2629

Categoria principale: Focus ON - Categoria: FOCUS_2010

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Il cambiamento come sconfitta

Mi rivolgo ai formatori “di ogni ordine e grado” che lavorano sui temi delle cosiddette competenze trasversali: vi è mai capitato di osservare nei vostri discenti un atteggiamento del tipo “se cambio prima io, allora ho perso”? Osservare cioè come, per moltissime persone ingaggiate in una relazione (sia essa duale o di gruppo), l’idea di cambiare il proprio atteggiamento, o il proprio punto di vista, prima che lo faccia l’altro, è un’idea non realizzabile, da non prendere neanche in considerazione.

Sarebbe come dire che: il primo che cambia ha perso! E chi di noi vuole perdere? Ma perché scatta questo pensiero “perverso”? Quando è iniziata la battaglia tra giusto/sbagliato, ragione/torto, vero/falso, invece della coalizione di coloro che cercano soluzioni utili? E ora chiediamolo ai discenti (esperienza che tutti abbiamo fatto nella nostra vita): cosa ci impedisce di coalizzarci e cosa ci spinge a “voler avere l’ultima parola”? L’ho visto in azione in molti gruppi di lavoro, siano essi nel pubblico o nel privato. Anche quando una posizione è “depurata” da interessi terzi (un guadagno economico, un reale prestigio, o un aumento di potere effettivo) pare che sia quasi impossibile poter dire all’altro: “ma lo sai che a questa cosa io non ci avevo pensato? Aspetta che proviamo a mettere insieme i pezzi!” Riconoscere all’altro un “pensiero diverso dal mio” mi fa cadere nella trappola di credere che allora il mio pensiero è “meno del suo”. E questo non deve accadere!!! La nostra ipotesi è che per potere accettare il punto di vista dell’altro bisogna sentire di avere una identità ben definita. Se ho una solida identità personale allora avrò una consapevolezza della mia storia e della mia cultura tale, che mi consentirà di avere un senso di appartenenza forte il quale, a sua volta, mi rende capace di riconoscere il “diverso da me”, mi permette di aprirmi e confrontarmi con l’altro. Senza paura di perdermi. E forse il punto è tutto qui: non è una sconfitta sulle idee o sulle posizioni. E’ paura di perdere se stessi! Il che ci connette ad un nuovo argomento, anch’esso piuttosto vasto e delicato: la nostra fragilità. Se accetto il tuo punto di vista come giusto allora io ho torto. Per non aver torto devo dire che il mio punto di vista è migliore del tuo. In questo modo io ho sempre ragione. Ma se io so di avere sempre ragione allora chissà, forse posso anche prendere in considerazione di accettare il tuo punto di vista come giusto. Ma se accetto il tuo punto di vista come giusto allora io ho torto! Questo non è accettabile! Ecc, Ecc, Ecc. QUINDI? Quindi ho sempre ragione io e basta! Il punto di vista degli altri non è giusto o sbagliato; semplicemente non esiste! Ed il gioco è fatto (?)