Sviluppo Personale & Professionale

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Creato Mercoledì, 10 Ottobre 2007 23:00 Data pubblicazione Visite: 4521

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La ricerca di un equilibrio

 

Tutti noi, prima o poi, abbiamo sperimentato o lo faremo presto, che ci sono momenti nella nostra vita in cui ci sentiamo un po’ più “stabili”. Magari tendiamo a dimenticarcene, perché dura poco o perché è accaduto tanto tempo fa. Ma c’è stato e ci sarà ancora. Quello che non ci permette di “godercelo” è che pensiamo che sia “irreale”, passeggero, illusorio … e quindi continuiamo a cercare qualcosa che forse non avremo mai: l’equilibrio perfetto ed assoluto. Ogni equilibrio è solo un nuovo punto di partenza. Cercare di restare “attaccati” ad un equilibrio raggiunto è il modo migliore per smettere di migliorarci e, in definitiva, di essere felici. Del resto provare a tenere in equilibrio tutti gli aspetti di cui abbiamo parlato non è una fatica da poco. Richiede attenzione, capacità di guardarsi dentro, voglia di mettersi in discussione, una certa propensione al cambiamento, costanza, impegno, passione. Ma soprattutto amore per se stessi.

Perché “lavorare” su quelle quattro direttrici – Affetti, Casa, Lavoro, Famiglia d’Origine – per diradare le nubi mentali, le percezioni distorte, i dubbi, i rancori, il sentirsi in debito o a credito, significa costruire e dare un senso alla percezione di se stessi, in quanto persone soddisfatte di sé, oppure no.

Ma cosa succede se non sono in equilibrio? Quest’equilibrio è sempre necessario? Io sono fatto così e tutto sommato non mi va male! Pensateci. Quante volte lo abbiamo sentito dire e quante volte, forse, ce lo siamo detti anche noi.

CASO 1

Il lavoro è l'unica ragione di vita: da un senso al proprio esistere. Vantaggi: Investimento e concentrazione enormi sul lavoro. Svantaggi: Una minima delusione sul lavoro potrebbe far vacillare, e dopo ripetuti episodi, far cadere nella depressione. Se questo equilibrio viene tenuto per tutta la vita lavorativa, l'andare in pensione coincide con la fine della propria identità personale. 

 

 

CASO 2

Attaccamento morboso al partner: forte rinuncia ai propri desideri. Si tende a sviluppare una vera e propria dipendenza dal partner, sia essa in termini di essere la persona che ha il potere nella relazione, o, viceversa, che subisce il potere dell'altro nella relazione. Generalmente la persona coinvolta, finisce per considerare queste relazioni come normali, se non migliori rispetto alle altre. Vantaggi: completezza simbiotica momentanea. Svantaggi: pregiudica fortemente lo sviluppo della propria parte adulta.

 

Sono tanti altri i "casi" che potremmo illustrare, ma, in definitiva, il “messaggio” vuole essere questo: personale & professionale non sono due entità nettamente distinte. Al contrario, una può essere il nutrimento dell’altro se, e solo se, sono disposto ad essere migliore, a qualunque costo, perché, parafrasando la pubblicità, io valgo!
E perché è proprio la ricerca costante di quell’equilibrio, senza mai trovarlo veramente, che ci fa diventare migliori. Ma il punto è proprio questo!!! Non si tratta di arrivare; si tratta di imparare ad apprezzare il viaggio. Alcune domande per approfondire
    Quali tra i quattro ambiti non sono ancora riuscito a “mettere a posto”?
    Quale il secondo? Quale il terzo e così via?
    Di che cosa sono invece fiero e va bene così?
    Ci sono delle motivazioni diverse?
    Oppure, al contrario, ricorrenti?
    Le conosco fino in fondo?
    Cosa posso fare per cambiare /migliorare ogni aspetto?
    E’ semplicemente un problema di energie da impiegare o c’è un blocco che non riesco a superare?
    Ho chiesto aiuto a qualcuno?
    Posso farlo di più?
    Con chi parlarne?
    Le mie aspettative rispetto a ciascuno di questi ambiti sono realistiche?
    Possono esserlo di più?
    Può essere che sono ancora influenzato/a da desideri esagerati rispetto alle mie reali possibilità?
    O da desideri non miei veramente, ma che nascono dalla necessità di realizzare desideri di altri?